mercoledì, 17 giugno 2009
Il diario della signorina Mariolina Brambilla, apre scenari inediti e inimmaginabili sull’infanzia e sulle origini dell’impero di Giuliocesare Cavaliere, offrendo all’IAoA innumerevoli informazioni di primissima mano che si protraggono fino al 1957, anno della morte della pia donna. Migliaia di quaderni a righe, con la copertina nera e i bordi rossi, legati insieme, a gruppi di 12, con un nastrino di seta rosa; un quaderno al mese, dal 4 marzo 1879, giorno del suo 12° compleanno, al 25 settembre 1957, una settimana prima della morte. Nei quaderni, la donna riportava con certosina precisione gli avvenimenti della giornata: non solo quelli della propria intima quotidianità, ma anche quelli di rilevante interesse cittadino, nazionale e internazionale. Alla data del 25 aprile 1945, ad esempio, annotava: «Caro Diario, oggi è stata una giornata memorabile per Maduninadabere e Porcilandia tutta. Mi sento spossata ma felice! I Patrioti e l’Alleanza del Bene hanno sconfitto l’Asse del Male, liberando la città dal giogo Imperiale. Ormai manca poco alla completa Liberazione di Porcilandia tutta. […]».

La nota chiarisce, al di là di ogni ragionevole dubbio, la vocazione democratica della maestra elementare Mariolina Brambilla. Vocazione che risulta ancora più nitida da quanto scriveva quattro giorni dopo, il 29 di aprile: «Caro Diario, oggi ho fatto una cosa che potrebbe avere arrecato dispiacere a Dio. Anzi, secondo Don Abbondio, il mio confessore, non dispiacere, gli avrei arrecato, ma dolore. Tanto che, per espiare, ha vincolato l’assoluzione a dieci Atto di dolore, dieci Credo e cinquanta fra Padre Nostro e Ave Maria. Sono rimasta inginocchiata così a lungo che, al momento di rimettermi in piedi, le gambe, anchilosate, hanno ceduto e mi sono afflosciata a terra come un sacco vuoto, battendo violentemente il capo contro il pavimento di marmo. Secondo Don Abbondio, accorso poiché attirato dal rimbombo causato dal violento urto, ciò sarebbe “Un chiarissimo Segno Divino: Dio ha ritenuto inadeguata la tua espiazione e ha voluto punirti per l’inaudita gravità del tuo peccato!” Parole sue.

Caro Diario, a questo punto ti starei chiedendo di quale orrendo peccato mi sia macchiata, per subire una pena tanto dura. Sebbene, secondo il prelato, Dio avrebbe anche manifestato tutta la sua benevolenza nei miei confronti, in considerazione del fatto che, se si escludono il dolore e l’umiliazione dovute alla rovinosa caduta, il mio corpo ormai vecchio e appesantito dagli anni, non ha subito conseguenze visibili. Ma non intendo tenerti sulle spine e, dunque, ti racconto.

Da quando, stamattina, ho appreso la notizia dal giornale radio, sono stata combattuta sul che fare: recarmi in Piazzale del Pappagallo a verificare di persona o accettare il fatto per come è stato riportato e non cedere alla morbosa curiosità di andare a osservare diciassette corpi inermi appesi a testa in giù, umiliati dopo la morte ed esposti al pubblico come mercanzia in attesa di un compratore? Nel primo pomeriggio ho rotto gli indugi e, col cuore in subbuglio, mi sono recata in Piazzale del Pappagallo dove il Tiranno, Claretta e quindici Gerarchi rimastigli fedeli fino alla fine, erano esposti agli sguardi gioiosi di una oceanica folla acclamante che sventolava le bandiere rosse del Bolscevismo e del Vicebolscevismo. Per quanto io abbia odiato – Dio mi perdoni! – quell’uomo e la sua Tirannia, non ho retto assistendo a quella pubblica umiliazione post mortem e, se non mi fossi prontamente aggrappata a un giovane alto e robusto, sarei certamente crollata a terra svenuta. […]

Mentre, lentamente, rasente i muri, mi accingevo a tornare verso casa, lontani dalla calca, seminascosti sotto i portici, al riparo di una colonna, ho scorto Luigi e il piccolo Giuliocesare tenersi per mano. Non vista, mi sono fermata a osservarli. Padre e figlio avevano il volto rigato di calde lacrime e l’espressione stravolta, carica di un misto di dolore e odio. Il bambino, in particolare, mi sembrò avesse gli occhi iniettati di sangue e guardava davanti a sé come se avesse voluto incenerire tutti i presenti a quell’oscena rappresentazione, con la sola forza dello sguardo. Mi ha messo davvero paura. […]».

L’episodio riportato nei diari di Mariolina Brambilla non lascia dubbi di sorta sulla fede politica del ragionier Luigi Cavaliere e del credo inculcato al piccolo Giuliocesare. «Non avrebbe senso infatti – annota l’IAoA – che la donna scrivesse il falso in un diario personale, tenuto esclusivamente per se stessa e non certo destinato alla pubblicazione. D’altronde, malgrado le confidenze di cui l’aveva resa partecipe la signora Rosina, l’anziana maestra non avrebbe mai potuto immaginare che, in un futuro remoto, Giuliocesare sarebbe diventato l’uomo più potente di Porcilandia e un simile aneddoto avrebbe potuto nuocergli».

Pare dunque assodato che il bambino sia stato indottrinato ai principi dell’Impero del Male e all’adorazione del Tiranno e che, quel pomeriggio, in Piazzale del Pappagallo, abbia avuto la prova provata di quanto fossero «cattivi e inumani» bolscevichi e vicebolscevichi. L’indottrinamento, da un lato, e il trauma dovuto a quella terribile visione, dall’altro, insinuarono e consolidarono l’odio del futuro Capo del Governo nei confronti dei «rossi». Ed è alla luce di quest’odio viscerale che si spiega l’aneddoto che egli stesso, anni dopo, racconterà agli astanti, durante una Convention del Partito Dei Più Uguali, da lui fondato: «Quando ero appena dodicenne, nel corso della primavera del 1948, una sera andai ad attaccare i manifesti del Partito dei Credenti. Erano i famosi manifesti contro il Fronte Bolscevico Unito in cui si avvertiva l’elettore che, nel segreto dell’urna, “Dio ti vede, Baffone Rosso no”. Proprio mentre contribuivo alla nascita della democrazia di Porcilandia, passò un gruppo di bolscevichi e mi buttò giù dalla scala su cui ero salito per attaccare i manifesti. Malconcio, tornai a casa e non feci nemmeno in tempo a spiegare a mia madre che ero stato malmenato poiché ella, appena mi vide in quelle condizioni, pensò che avessi combinato qualche marachella e mi diede il resto».

Il fatto è inventato di sana pianta, frutto dell’odio nei confronti dei bolscevichi che Il Dottore non ha mai smesso di alimentare, fino a farlo diventare elemento centrale del suo agire politico.

L’IAoA, nella <i>Biografia non autorizzata</i>, attingendo a piene mani dai diari della signorina Brambilla, racconta come la donna, durante quella campagna elettorale e negli anni successivi, sia stata appassionata militante del PdP (Partito dei Credenti) e di come si accompagnasse quasi costantemente a Rosina Cavaliere, che continuava a raccontarle meticolosamente tutto ciò che riguardava il piccolo Giuliocesare, incluse le rare volte in cui era costretta a mollargli qualche scappellotto «per raddrizzarlo». Se un episodio del genere si fosse realmente verificato, in quelle pagine ne sarebbe rimasta traccia, ché la signora Rosina non avrebbe avuto motivo di tacerlo. Anzi: raccontarlo e renderlo noto a quante più persone possibile avrebbe accresciuto la loro determinazione nel contrastare il FBU (Fronte Bolscevico Unito). Non solo. In quelle pagine non c’è traccia alcuna dell’impegno militante di Giuliocesare, nel corso di quella infuocata campagna elettorale.

Se ciò non bastasse, non esistono testimoni dell’episodio. Mentre la logica e la prassi ci dicono che, in campagna elettorale – specie in quella campagna elettorale –, quando si esce a fare attacchinaggio illegale di manifesti, lo si fa in gruppo. Nessun credente porcilandese avrebbe mandato allo sbaraglio un dodicenne, affidandogli dei manifesti da andare ad affiggere da solo, col rischio concreto di esporlo ad aggressioni fisiche da parte degli oppositori politici; né, tecnicamente, era possibile che una persona sola, financo adulta, potesse andate in giro con scala, secchio pieno di colla, pennello e manifesti. Figurarsi un bambino. Solo chi non ha mai fatto nulla del genere può ignorarlo. E viene in mente la sarcastica annotazione dell’IAoA a proposito della «documentata propensione a mentire» di Sua Innocenza: «Giuliocesare Cavaliere nasce a Maduninadabere il 29 settembre del 1936. Segno zodiacale: Bilancia ascendente Bilancia. E quindi, per chi ci crede, pignolo, dotato di grande senso estetico, affabile e simpatico, ma anche vendicativo e tendente alla bugia». Insomma, «per chi ci crede», la menzogna sarebbe insita nel suo stesso essere più profondo.

A prescindere dallo Zodiaco, che, comunque, in questa storia, come vedremo, gioca un ruolo non secondario, indagando su quello che definisce «L’affaire delle caramelle mou», l’IAoA documenta «l’innato vizio della bugia, maturato fin dalla più tenera età» da Sua Innocenza. Buscetta e Iscariota, infatti, erano riusciti a impossessarsi di una delle misteriose scatole con lo stemma scudocrociato rosso stampato sul coperchio e la consegnano al biografo non autorizzato «in cambio di un cospicuo compenso», non quantizzato dall’IAoA. Non viene specificato quando e come i due collaboranti siano entrati in possesso dell’oggetto, né per quale motivo l’abbiano custodito per così tanti anni. La cosa certa è che, grazie a quella scatola originale, un tempo contenitore delle preziose caramelle mou alla base delle fortune economiche del Nostro, l’inchiesta dell’IAoA delinea inquietanti scenari sovrannazionali che sovrintenderebbero all’esistenza stessa delle Nazioni e ai destini delle loro classi dirigenti.

2. Continua


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AVVERTENZA

Fatti, storie e personaggi della narrazione sono totalmente inventati.

Se qualcuno – tratto in inganno dall'eventuale somiglianza di qualche episodio narrato con fatti realmente accaduti in Italia e/o altrove – pensasse che ci sia qualche relazione fra ciò che ho scritto e ciò che è successo e succede nella realtà, sappi che si sbaglia.

Ciò che ho scritto è solo frutto della mia perversa immaginazione e non ha alcuna attinenza con la realtà.
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categoria:storia di sua innocenza
lunedì, 15 giugno 2009
Da quando il noto Comico Cavalletta Vociante è andato a spargere il suo populismo d’accatto fra gli scranni della Camera Alta, La Repubblica di Porcilandia è in subbuglio. «“Zoccole” e “psiconano” agli atti», strilla L’Eco dei Bolscevichi, che riporta lo sdegnato commento del Presidente dei Camera(l)ti, pregno di «stupore e rammarico», teso a stigmatizzare che «l’offesa qualunquistica e volgare contro il Parlamento è già stata usata con esiti drammatici contro le istituzioni». Ferma la reazione delle Camera(l)te le quali, nel dubbio, hanno dedotto di essere state tutte additate come «zoccole» e hanno annunciato querela nei confronti di Comico.

Nella Repubblica di Porcilandia governa il Partito Dei Più Uguali (PDPU), il cui leader, Giuliocesare Cavaliere, è anche Capo del Governo e prossimo Presidente della Repubblica. Cavaliere è detto anche Il Dottore, ché il suo gioco preferito, fin dalla più tenera età, è sempre stato “il medico e la malata”: lui fa il medico, mentre la malata è sempre una bambina diversa. Ché con le bambine l’innocenza del gioco è garantita. Senza malizia. Proprio questa rara qualità del Dottore, che già in tenera età manifestava in maniera palese un’innata predisposizione a prendersi cura degli altri, ha spinto i media più sensibili e avvertiti di Porcilandia a cucirgli addosso un altro soprannome: Sua Innocenza.

I maligni insinuano che, in realtà, all’inizio la sua amichetta del cuore non volesse saperne di fare sempre la malata, ma che, anzi, avesse insistito affinché, di volta in volta, si scambiassero i ruoli. Ma lui, grazie alla scorta di caramelle mou provenienti dalla Svizzera, la convinse a lasciarsi “curare”, per poi abbandonarla a se stessa quando si rese conto del “potere delle mou”. Intanto aveva gettato le basi per la sclerotizzazione dei ruoli, che rendevano la donna subalterna all’uomo e da esso dipendente.

Il monopolio delle mou, da parte del piccolo Giuliocesare – denunciano inoltre i suoi detrattori –, ha alterato le regole del libero mercato e della libertà di gioco. Nel volgere di qualche mese, infatti, grazie a questa concorrenza sleale, tutte le ragazzine del quartiere facevano la fila alla sua porta e non degnavano più di uno sguardo gli antichi compagni di giochi.



Secondo un’anonima Biografia non autorizzata di Sua Innocenza che ormai ha invaso la Rete, incontrollata e incontrollabile, «è a quel periodo – siamo nel 1942 (Il Dottore è del ’36) – che bisogna risalire se si vuole realmente capire chi sia Giuliocesare Cavaliere e come, nel volgere di pochi lustri, abbia potuto gettare le basi di uno sterminato impero economico con interessi in ogni campo possibile e immaginabile delle attività  economiche, culturali, sociali e politiche porcilandesi: dall’editoria allo sport, dalla televisione al cinema, dalla raccolta pubblicitaria alle assicurazioni, dai generi alimentari alle banche, dalla grande distribuzione alla persuasione di massa, dalle case di tolleranza alla Porcilaia della Libertà (il partito di maggioranza relativa di Porcilandia)».

Il dattiloscritto, datato 1994, scaricabile dalla Rete in formato .pdf, indaga sull’oscura origine dei capitali del piccolo Giuliocesare, i capitali che gli consentirono di diventare monopolista delle caramelle mou e diedero il via alla sua «resistibile ascesa imprenditoriale». Secondo l’IAoA (Ignoto Autore o Autori – è possibile, persino probabile, stando alle differenze stilistiche dei diversi capitoli, che l’opera sia stata scritta a più mani) Sua Innocenza avrebbe mentito, quando dopo la fine del Secondo Conflitto Globale, dichiarò al giornalino parrocchiale Il Resto delle Merendine, che «Mi sono fatto da solo. Il mio papà lavorava in banca e, ogni settimana, mi dava una paghetta di dieci sesterzi, tre dei quali li investivo in caramelle; i restanti sette li infilavo nel porcellino di terracotta e, alla fine del Conflitto, avevo accumulato un piccolo capitale che nessun mio coetaneo poteva manco lontanamente sognarsi. E nemmeno moltissimi adulti».

Secondo l’IAoA, che riporta le convergenti dichiarazioni di due vicini di casa, della famiglia Cavaliere, entrambi coetanei di Giuliocesare, tali Giuda Iscariota e Tommaso Buscetta, «a partire dalla metà del 1942, una volta la settimana, nella notte tra sabato e domenica, un’Ape Viaggio con una croce rossa stampata sul cruscotto, si fermava davanti al civico 88 di Via delle Animenere, a Maduninadabere, la Capitale Morale di Porcilandia. Il conduttore, dopo essersi guardato intorno con circospezione, senza nemmeno spegnere il motore, prendeva dal cassone un pacco grande quanto una scatola di scarpe come quelle di mio papà, che calza il 46, bussava alla porta e consegnava l’involucro direttamente nelle mani di Giuliocesare. Una volta lo vidi mentre estraeva una caramella dalla scatola che, sul coperchio, aveva uno stemma con la stessa croce rossa che avevo visto stampata sul cruscotto dell’Ape. […] No, non mi sono avvicinato all’Ape, la osservavo di nascosto dalla finestra della mia cameretta col cannocchiale che mi aveva regalato mio zio Totò, che faceva l’ottico, il giorno del mio sesto compleanno».

Entrambi i testimoni citati dall’IAoA – incredibile ma vero – sono nati a Maduninadabere il 29 febbraio 1936 e, all’epoca dei fatti narrati, abitavano entrambi in una palazzina di due piani, al civico 84 di Via delle Animenere: Iscariota al primo, Buscetta al secondo; entrambi avevano uno zio di nome Totò che, di mestiere, faceva davvero l’ottico. Al pianoterra vivevano due attempate sorelle nubili, le signorine Mariolina e Luisella Brambilla. Queste avevano una terza sorella, Giulietta, la minore, coniugata con Felice Bianchi, dalla cui unione era nata Marinella. Quest’ultima, rintracciata dall’IAoA, gli ha fornito un formidabile «riscontro oggettivo» alle convergenti rivelazioni dei due dichiaranti. La donna, infatti, conservava come una reliquia il diario personale della zia Mariolina, insegnante elementare defunta da anni, la quale, alla data di domenica 6 dicembre 1942 annotava:

«Caro Diario, ieri sera non riuscivo a prendere sonno […]. Poco dopo l’una il silenzio della notte è stato turbato dall’avvicinarsi di un automezzo con la marmitta rumorosa che si è fermato a pochi metri dalla finestra della mia camera da letto. Quel villano di conduttore non ha nemmeno spento il motore. Dopo qualche minuto di quel frastuono, già nervosa per l’insolita difficoltà a prendere sonno, indispettita dalla maleducazione, ho deciso di affacciarmi alla finestra per cantagliene quattro… Con grande sorpresa, ho visto un omone intabarrato e incappucciato porgere un pacco grande quanto una scatola di scarpe al piccolo Giuliocesare, l’uomo poi è risalito sull’Ape Viaggio fonte del molesto frastuono e, dopo avere invertito la direzione di marcia, si è allontanato nella notte riconsegnandomi il silenzio. Che ci faceva il piccolo Giuliocesare sveglio a quell’ora della notte? Come mai non è stato Luigi, il capofamiglia, a ritirare il pacco? Devo ricordarmi di chiedere a Rosetta […]».

Ancora dal diario della signorina Mariolina Brambilla, alla data di martedì 8 dicembre 1942: «Cario Diario, […] alla cinque della sera mi sono recata al Duomo per partecipare alla Santa Messa dell’Immacolata. La navata centrale era gremita di Fedeli accorsi per invocare Maria Immacolata di fermare la disumana guerra che si protrae ormai da oltre tre anni e che, da circa due anni e mezzo, ha investito anche la nostra bella Nazione di Porcilandia. […] Dopo la Funzione, mentre mi accingevo ad attraversare la Piazza del Duomo per dirigermi alla fermata del tram, fra la folla ho scorto Rosetta e Luigi, anche loro reduci dalla Funzione Religiosa. Ho accelerato il passo e li ho raggiunti. […] Luigi ha avvistato il banchiere De’ Soldoni e, dopo essersi scusato con Rosetta e con me, […] si è allontanato in direzione dell’importante uomo d’affari. […] Ho raccontato a Rosetta lo strano episodio della notte tra sabato e domenica. Dopo qualche istante di apparente smarrimento – almeno è ciò che mi è sembrato di leggere nel suo sguardo – mi si è accostata con fare complice, stringendomi delicatamente il braccio sinistro all’altezza del gomito, e ha bisbigliato a pochi centimetri dall’orecchio a lei più vicino che “Il mio ragazzo è stato scelto. È destinato a ricoprire ruoli e funzioni importanti nel futuro della Nazione. Ma è un segreto. La prego di custodirlo come tale, signorina Mariolina. Io stessa, comunque, so ben poco dell’intera faccenda… Cose da uomini”, ha infine sussurrato con fare civettuolo. […]».

Alla data dell’1 gennaio 1943, ancora un’annotazione che riguarda direttamente il piccolo Cavaliere: «Caro Diario, […] Nel pomeriggio è passata a trovarci Rosetta, per porgerci i Migliori Auguri di Felice Anno Nuovo anche da parte di Luigi e del piccolo Giuliocesare. […] Rosetta, Felice come una Pasqua, ci ha rivelato – dopo averci fatto giurare sulla Madonna che avremmo mantenuto il segreto – che il piccolo Giuliocesare è stato iscritto all’esclusivo Club dei Giovani Porcellini (CGP), un’istituzione ammantata di riservatezza che, si dice – ma Rosetta ne è strasicura, glielo ha confidato Luigi –, riunisca l’élite dei bambini Porcilandesi destinati a diventare la Classe Dirigente di domani. Rosetta, sempre più Raggiante, ci ha altresì reso partecipi del fatto che sarebbe stato il Devoto e Autorevole banchiere De’ Soldoni, Vicepresidente Regionale del Comitato Direttivo del CGP, a caldeggiare l’iscrizione del ragazzino […]».

1. Continua


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Se qualcuno – tratto in inganno dall'eventuale somiglianza di qualche episodio narrato con fatti realmente accaduti in Italia e/o altrove – pensasse che ci sia qualche relazione fra ciò che ho scritto e ciò che è successo e succede nella realtà, sappi che si sbaglia.

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categoria:storia di sua innocenza
venerdì, 12 giugno 2009


«[…] Mi avvicinai al timoniere e gli dissi di puntare verso l’isola di Lampedusa, luogo di riunione della nostra flotta.

Era stata scelta perché era considerata zona franca sia dai musulmani che dai cristiani. Si poteva gettare l’àncora in una delle numerose cale e rifornirsi di acqua e legna senza timore di essere aggrediti. Poteva capitare di incontrare legni nemici, ma ognuno faceva quello che doveva senza mettere mano alle armi. Nessuno aveva mai saputo spiegarmi quando e per quale motivo fosse stato preso questo tacito accordo fra avversari che solo qualche miglio al largo si sarebbero scannati senza pietà. Ma la cosa che consideravo più straordinaria era l’esistenza di una grotta, dedicata dai cattolici alla Madonna, dove era sepolto anche un marabutto turco. E dove gli oggetti e i simboli delle religioni si confondevano e tutti lasciavano in segno di carità un po’ di cibo per i naufraghi e i pescatori sfortunati. E anche per gli schiavi che riuscivano a liberarsi dalle catene e che, in fuga verso oriente od occidente, si fermavano qualche giorno a riprendere fiato. Nessuno poteva fare loro del male o catturarli, Lampedusa era zona franca anche per loro.»

(Massimo Carlotto, Cristiani di Allah, edizioni e/o)





Lampedusa


(Linard Bardill)



Mentre gli uni giocavano a fare i diplomatici

E sotto il tavolo dei negoziati si facevano “piedino”

Mentre gli uni dall’ingordigia

Dimenticavano cosa vuol dire mangiare

Mentre gli uni dei loro stupidi problemi di lusso

Ne facevano un problema di tutti

E piegavano l’intero mondo

Alla loro logica di potere



Gli atri affogavano come ratti nel mare



Mentre gli uni continuavano a lamentarsi

Dell’effetto serra

Dell’andamento delle borse internazionali

E di come va male l’economia

E con parole forbite spiegavano a tutti

Come va male il mondo e perché

Mentre gli uni chiudevano gli occhi perché

Non avevano più né coraggio né urla

Mentre gli uni ululavano con i lupi la vecchia canzone nazista



Gli altri fuggivano

Come conigli fuggivano

Fuggivano braccati come conigli nelle città



Mentre gli uni hanno venduto la semente

Morta ancora prima di germogliare

Mentre hanno rubato gli ultimi soldi alla povera gente

Mentre gli uni hanno costruito muri

Contro l’assalto dei miserevoli

Mentre hanno tenuto conferenze

E dato una manciata di pane e pietà



Gli altri hanno giurato vendetta

Vendetta hanno giurato e morte



(da: Caffè Caflisch, Linard Bardill e Pippo Pollina)
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categoria:storie