Il diario della signorina Mariolina Brambilla, apre scenari inediti e inimmaginabili sull’infanzia e sulle origini dell’impero di Giuliocesare Cavaliere, offrendo all’IAoA innumerevoli informazioni di primissima mano che si protraggono fino al 1957, anno della morte della pia donna. Migliaia di quaderni a righe, con la copertina nera e i bordi rossi, legati insieme, a gruppi di 12, con un nastrino di seta rosa; un quaderno al mese, dal 4 marzo 1879, giorno del suo 12° compleanno, al 25 settembre 1957, una settimana prima della morte. Nei quaderni, la donna riportava con certosina precisione gli avvenimenti della giornata: non solo quelli della propria intima quotidianità, ma anche quelli di rilevante interesse cittadino, nazionale e internazionale. Alla data del 25 aprile 1945, ad esempio, annotava: «Caro Diario, oggi è stata una giornata memorabile per Maduninadabere e Porcilandia tutta. Mi sento spossata ma felice! I Patrioti e l’Alleanza del Bene hanno sconfitto l’Asse del Male, liberando la città dal giogo Imperiale. Ormai manca poco alla completa Liberazione di Porcilandia tutta. […]».La nota chiarisce, al di là di ogni ragionevole dubbio, la vocazione democratica della maestra elementare Mariolina Brambilla. Vocazione che risulta ancora più nitida da quanto scriveva quattro giorni dopo, il 29 di aprile: «Caro Diario, oggi ho fatto una cosa che potrebbe avere arrecato dispiacere a Dio. Anzi, secondo Don Abbondio, il mio confessore, non dispiacere, gli avrei arrecato, ma dolore. Tanto che, per espiare, ha vincolato l’assoluzione a dieci Atto di dolore, dieci Credo e cinquanta fra Padre Nostro e Ave Maria. Sono rimasta inginocchiata così a lungo che, al momento di rimettermi in piedi, le gambe, anchilosate, hanno ceduto e mi sono afflosciata a terra come un sacco vuoto, battendo violentemente il capo contro il pavimento di marmo. Secondo Don Abbondio, accorso poiché attirato dal rimbombo causato dal violento urto, ciò sarebbe “Un chiarissimo Segno Divino: Dio ha ritenuto inadeguata la tua espiazione e ha voluto punirti per l’inaudita gravità del tuo peccato!” Parole sue.
Caro Diario, a questo punto ti starei chiedendo di quale orrendo peccato mi sia macchiata, per subire una pena tanto dura. Sebbene, secondo il prelato, Dio avrebbe anche manifestato tutta la sua benevolenza nei miei confronti, in considerazione del fatto che, se si escludono il dolore e l’umiliazione dovute alla rovinosa caduta, il mio corpo ormai vecchio e appesantito dagli anni, non ha subito conseguenze visibili. Ma non intendo tenerti sulle spine e, dunque, ti racconto.
Da quando, stamattina, ho appreso la notizia dal giornale radio, sono stata combattuta sul che fare: recarmi in Piazzale del Pappagallo a verificare di persona o accettare il fatto per come è stato riportato e non cedere alla morbosa curiosità di andare a osservare diciassette corpi inermi appesi a testa in giù, umiliati dopo la morte ed esposti al pubblico come mercanzia in attesa di un compratore? Nel primo pomeriggio ho rotto gli indugi e, col cuore in subbuglio, mi sono recata in Piazzale del Pappagallo dove il Tiranno, Claretta e quindici Gerarchi rimastigli fedeli fino alla fine, erano esposti agli sguardi gioiosi di una oceanica folla acclamante che sventolava le bandiere rosse del Bolscevismo e del Vicebolscevismo. Per quanto io abbia odiato – Dio mi perdoni! – quell’uomo e la sua Tirannia, non ho retto assistendo a quella pubblica umiliazione post mortem e, se non mi fossi prontamente aggrappata a un giovane alto e robusto, sarei certamente crollata a terra svenuta. […]
Mentre, lentamente, rasente i muri, mi accingevo a tornare verso casa, lontani dalla calca, seminascosti sotto i portici, al riparo di una colonna, ho scorto Luigi e il piccolo Giuliocesare tenersi per mano. Non vista, mi sono fermata a osservarli. Padre e figlio avevano il volto rigato di calde lacrime e l’espressione stravolta, carica di un misto di dolore e odio. Il bambino, in particolare, mi sembrò avesse gli occhi iniettati di sangue e guardava davanti a sé come se avesse voluto incenerire tutti i presenti a quell’oscena rappresentazione, con la sola forza dello sguardo. Mi ha messo davvero paura. […]».
L’episodio riportato nei diari di Mariolina Brambilla non lascia dubbi di sorta sulla fede politica del ragionier Luigi Cavaliere e del credo inculcato al piccolo Giuliocesare. «Non avrebbe senso infatti – annota l’IAoA – che la donna scrivesse il falso in un diario personale, tenuto esclusivamente per se stessa e non certo destinato alla pubblicazione. D’altronde, malgrado le confidenze di cui l’aveva resa partecipe la signora Rosina, l’anziana maestra non avrebbe mai potuto immaginare che, in un futuro remoto, Giuliocesare sarebbe diventato l’uomo più potente di Porcilandia e un simile aneddoto avrebbe potuto nuocergli».
Pare dunque assodato che il bambino sia stato indottrinato ai principi dell’Impero del Male e all’adorazione del Tiranno e che, quel pomeriggio, in Piazzale del Pappagallo, abbia avuto la prova provata di quanto fossero «cattivi e inumani» bolscevichi e vicebolscevichi. L’indottrinamento, da un lato, e il trauma dovuto a quella terribile visione, dall’altro, insinuarono e consolidarono l’odio del futuro Capo del Governo nei confronti dei «rossi». Ed è alla luce di quest’odio viscerale che si spiega l’aneddoto che egli stesso, anni dopo, racconterà agli astanti, durante una Convention del Partito Dei Più Uguali, da lui fondato: «Quando ero appena dodicenne, nel corso della primavera del 1948, una sera andai ad attaccare i manifesti del Partito dei Credenti. Erano i famosi manifesti contro il Fronte Bolscevico Unito in cui si avvertiva l’elettore che, nel segreto dell’urna, “Dio ti vede, Baffone Rosso no”. Proprio mentre contribuivo alla nascita della democrazia di Porcilandia, passò un gruppo di bolscevichi e mi buttò giù dalla scala su cui ero salito per attaccare i manifesti. Malconcio, tornai a casa e non feci nemmeno in tempo a spiegare a mia madre che ero stato malmenato poiché ella, appena mi vide in quelle condizioni, pensò che avessi combinato qualche marachella e mi diede il resto».
Il fatto è inventato di sana pianta, frutto dell’odio nei confronti dei bolscevichi che Il Dottore non ha mai smesso di alimentare, fino a farlo diventare elemento centrale del suo agire politico.
L’IAoA, nella <i>Biografia non autorizzata</i>, attingendo a piene mani dai diari della signorina Brambilla, racconta come la donna, durante quella campagna elettorale e negli anni successivi, sia stata appassionata militante del PdP (Partito dei Credenti) e di come si accompagnasse quasi costantemente a Rosina Cavaliere, che continuava a raccontarle meticolosamente tutto ciò che riguardava il piccolo Giuliocesare, incluse le rare volte in cui era costretta a mollargli qualche scappellotto «per raddrizzarlo». Se un episodio del genere si fosse realmente verificato, in quelle pagine ne sarebbe rimasta traccia, ché la signora Rosina non avrebbe avuto motivo di tacerlo. Anzi: raccontarlo e renderlo noto a quante più persone possibile avrebbe accresciuto la loro determinazione nel contrastare il FBU (Fronte Bolscevico Unito). Non solo. In quelle pagine non c’è traccia alcuna dell’impegno militante di Giuliocesare, nel corso di quella infuocata campagna elettorale.
Se ciò non bastasse, non esistono testimoni dell’episodio. Mentre la logica e la prassi ci dicono che, in campagna elettorale – specie in quella campagna elettorale –, quando si esce a fare attacchinaggio illegale di manifesti, lo si fa in gruppo. Nessun credente porcilandese avrebbe mandato allo sbaraglio un dodicenne, affidandogli dei manifesti da andare ad affiggere da solo, col rischio concreto di esporlo ad aggressioni fisiche da parte degli oppositori politici; né, tecnicamente, era possibile che una persona sola, financo adulta, potesse andate in giro con scala, secchio pieno di colla, pennello e manifesti. Figurarsi un bambino. Solo chi non ha mai fatto nulla del genere può ignorarlo. E viene in mente la sarcastica annotazione dell’IAoA a proposito della «documentata propensione a mentire» di Sua Innocenza: «Giuliocesare Cavaliere nasce a Maduninadabere il 29 settembre del 1936. Segno zodiacale: Bilancia ascendente Bilancia. E quindi, per chi ci crede, pignolo, dotato di grande senso estetico, affabile e simpatico, ma anche vendicativo e tendente alla bugia». Insomma, «per chi ci crede», la menzogna sarebbe insita nel suo stesso essere più profondo.
A prescindere dallo Zodiaco, che, comunque, in questa storia, come vedremo, gioca un ruolo non secondario, indagando su quello che definisce «L’affaire delle caramelle mou», l’IAoA documenta «l’innato vizio della bugia, maturato fin dalla più tenera età» da Sua Innocenza. Buscetta e Iscariota, infatti, erano riusciti a impossessarsi di una delle misteriose scatole con lo stemma scudocrociato rosso stampato sul coperchio e la consegnano al biografo non autorizzato «in cambio di un cospicuo compenso», non quantizzato dall’IAoA. Non viene specificato quando e come i due collaboranti siano entrati in possesso dell’oggetto, né per quale motivo l’abbiano custodito per così tanti anni. La cosa certa è che, grazie a quella scatola originale, un tempo contenitore delle preziose caramelle mou alla base delle fortune economiche del Nostro, l’inchiesta dell’IAoA delinea inquietanti scenari sovrannazionali che sovrintenderebbero all’esistenza stessa delle Nazioni e ai destini delle loro classi dirigenti.
2. Continua
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AVVERTENZA
Fatti, storie e personaggi della narrazione sono totalmente inventati.
Se qualcuno – tratto in inganno dall'eventuale somiglianza di qualche episodio narrato con fatti realmente accaduti in Italia e/o altrove – pensasse che ci sia qualche relazione fra ciò che ho scritto e ciò che è successo e succede nella realtà, sappi che si sbaglia.
Ciò che ho scritto è solo frutto della mia perversa immaginazione e non ha alcuna attinenza con la realtà.
postato da: almostblue58 alle ore 16:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:storia di sua innocenza
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Da quando il noto Comico Cavalletta Vociante è andato a spargere il suo populismo d’accatto fra gli scranni della Camera Alta, La Repubblica di Porcilandia è in subbuglio. «“Zoccole” e “psiconano” agli atti», strilla L’Eco dei Bolscevichi, che riporta lo sdegnato commento del Presidente dei Camera(l)ti, pregno di «stupore e rammarico», teso a stigmatizzare che «l’offesa qualunquistica e volgare contro il Parlamento è già stata usata con esiti drammatici contro le istituzioni». Ferma la reazione delle Camera(l)te le quali, nel dubbio, hanno dedotto di essere state tutte additate come «zoccole» e hanno annunciato querela nei confronti di Comico.
«[…] Mi avvicinai al timoniere e gli dissi di puntare verso l’isola di Lampedusa, luogo di riunione della nostra flotta.